Non conosciamo con precisione i confini amministrativi del municipium di Carreum Potentia che sorgeva al centro di un agro oggetto di bonifica e di centuriazione probabilmente a partire dal II sec. a.C., popolato da coloni centro-italici, ma escluso dalla grande via di comunicazione commerciale a vasto raggio rappresentata dal Po e forse toccato dalla via Fulvia che collegava Augusta Taurinorum/Torino a Derthona/Tortona scendendo verso il mar Tirreno.
La presenza romana nel territorio chierese è testimoniata da una ventina di epigrafi, rinvenute tra l’età umanistica e il XIX secolo, alcune delle quali perdute, oltre che da cospicui resti dell’acquedotto tra Pino Torinese (Tetti Miglioretti) e Carreum Potentia.
Sommario
1. Romani nell’agro chierese
1.1. L’espansione romana del II sec a. C.
1.2. Carreum Potentia
“Ab altero eius latere ad Padum amnem Italiae ditissimum omnia nobilibus oppidis nitent, Libarna, Dertona colonia, Iria, Vardacate, Industria, Pollentia, Carrea quod Potentia cognominatur, Foro Fulvi quod Valentinum, Augusta Bagiennorum, Alba Pompeia, Hasta, Aquis Statiellorum. haec regio ex discriptione Augusti nona est. patet ora Liguriae inter amnes Varum et Macram …”
GAIUS PLINIUS SECUNDUS, Naturalis Historia, Liber III, 49, metà sec. I d.C.
Sull’identificazione di Carreum Potentia con Chieri, scrive Laura Vaschetti:
“In assenza di evidenti reperti, la corrispondenza di Carreum Potentia con Chieri tardò ad affermarsi. Carrea Potentia è corrispondente a Carrù (Cuneo) anziché a Chieri in una mappa del 1911.
Fu Theodor Mommsen (1807-1913), giurista, docente di storia romana a Berlino, premio Nobel, che sul finire dell’800, studiando le iscrizioni romane del territorio chierese propose di identificare la città con il centro di Carreum Potentia. Pubblicò 15 epigrafi provenienti dal territorio chierese, non tutte visionate di persona.”
La presenza romana nel territorio chierese è testimoniata da una ventina di epigrafi, rinvenute tra l’età umanistica e il XIX secolo, alcune delle quali perdute.
Sulla nascita e il declino di Carreum Potentia scriveva VANETTI G. in Dalla A21 alla via Fulvia. Ipotesi di recupero della centuriatio di Carreum Potentia, Chieri, 1985, p. 91:
“Plinio (Gaius Plinius Secundus, Naturalis Historia, Liber III, 49 , metà sec. I d.C.) testimonia per la prima volta l’esistenza di un oppidum denominato Carreum Potentia, che oggi concordemente la critica riconosce in Chieri. Ciò avveniva nella metà del I secolo dopo Cristo; ma circa due secoli appresso, nella Tabula Peutingeriana, il nome di Chieri non compare più, a dimostrare l’effimera gloria del centro, nato probabilmente accanto a un villaggio celtico (Karreum?) verso il 123-125 d.C., quando il console Marco Fulvio Flacco occupò il territorio e lo colonizzò”.
1.3. La colonizzazione romana e il territorio del municipium
Da MAIERA’ L., La romanizzazione in Piemonte. Il centro di Carreum Potentia, in https://www.carreumpotentia.it/maiera-luisa-la-romanizzazione-in-piemonte-il-centro-di-carreum-potentia/
“È verosimile che l’insediamento indigeno di Carreum sia evoluto dapprima verso le forme di forum o conciliabulum (centri di servizio e di mercato), senza quindi un nucleo urbano sviluppato; solo in età triumvirale-augustea potrebbe essere approdato ai più maturi statuti municipali, portando all’inurbamento del ceto dirigente e alla monumentalizzazione degli edifici pubblici. Testimone della completa urbanizzazione di Carreum Potentia e della fine del processo di romanizzazione del sito fu l’inserimento, a seguito della concessione del diritto romano, della città all’interno di una delle trentacinque tribù romane: la Pollia”
Una stele funeraria del I-II sec. d.C. rinvenuta a Roma nel 1912 e attualmente conservata ai Musei Capitolini ricorda Marco Lusio Proculo, un pretoriano originario di Carreum.
M(arcus) Lusius
M(arci) f(ilius) Pol(lia tribu)
Proculus Carrio
mil(es) coh(ortis) III pr(aetoriae)
(centuriae) Metti
milit(avit) ann(os) VIIII;
vix(it) ann(os) XXVIII
H(ic) s(itus) e(st)
Marco Lusio Proculo, figlio di Marco, della tribù Pollia, nato a Chieri, ha prestato servizio militare per nove anni come soldato della terza coorte pretoria, nella centuria di Mettio; visse ventotto anni. Qui deposto.
Da ZANDA E., Lo sviluppo della città in età romana, in Il battistero di Chieri tra archeologia e restauro, Torino, 1994, p. 39:
“Il territorio del municipio è stato definito con buona approssimazione, nonostante la comune iscrizione degli abitanti di Carreum alla tribù Pollia. Il limite occidentale era rappresentato dal corso del Po, al di là del quale si trovava il territorio alle dipendenze di Augusta Taurinorum; il fiume serviva quindi da confine amministrativo e divideva la IX dalla X regione augustea. Meno sicuro il limite settentrionale che seguiva probabilmente lo spartiacque Sassi-Superga-Bardassano-Sciolze e quindi Vezzolano-Castelnuovo Don Bosco”.
Da SEMERARO M., Linee dal passato. La centuriazione romana, Corso “Chieri da Conoscere” gennaio 2026:

L’arrivo dei Romani (II secolo a.C.), la colonizzazione tra il 173 a.C. (M. Popilio Lenate) e il 125 a.C. (M. Fulvio Flacco).
L’inserimento del territorio nella pianificazione romana:
2. La centuriazione
Introduce Laura Vaschetti:
“Carreum-Potentia sorgeva al centro di un agro oggetto di bonifica e di centuriazione almeno a partire dal II sec. a.C., popolato da coloni centro-italici, ma escluso dalla grande via di comunicazione commerciale a vasto raggio rappresentata dal Po e, si ritiene, non toccato dalla via Fulvia che collegava Augusta Taurinorum/Torino a Derthona/Tortona scendendo verso il mar Tirreno”.
Riprendendo da http://www.wikitecnica.com/centuriazione/
“Dal latino centuriatio, derivato da centuria, che significava in origine centum heredia, terreno quadrato ripartito in cento lotti da trasmettere in eredità. Si tratta di un tipico tessuto agrario della pianificazione Tracce più o meno consistenti della sua presenza sono riscontrabili nelle aree pianeggianti sottoposte dai romani a opere di bonifica e suddivise in maglie quadrate di percorsi e canali chiamate centuriae (2400 x 2400 piedi = 710 x 710 m circa).
Intorno al 1830 il danese capitano di vascello C.T. Falbe fu il primo a riconoscere una centuriazione nella campagna a nord-est di Tunisi, in prossimità dell’antica Cartagine. Da allora delle centuriazioni sono state rinvenute in numerose regioni dell’Impero romano e la conoscenza intorno a esse è andata progressivamente aumentando, fino a dar luogo a un particolare settore di studi, con una letteratura assai ricca e metodi di indagine topografici e aerofotografici ampiamente consolidati”.
2.1. Gli agrimensori
Riprendendo da http://www.centuriazione.it/la_centuriazione.html
“I tecnici adibiti alla suddivisione e centuriazione del territorio erano detti agrimensores ed erano persone di profonda cultura tecnica. Solo chi superava speciali esami poteva svolgere questa professione. Scuole per agrimensori esistevano nei centri maggiori dell’impero; il piano di studi prevedeva geometria, astronomia, fisica terrestre, giurisprudenza. Oltre alla funzione squisitamente tecnica essi svolgevano anche una delicata funzione giuridica: emettevano sentenze nelle controversie inerenti le proprietà ed i confini.
Il principale strumento impiegato dagli agrimensores era la groma. La groma si componeva di tre parti: una croce a quattro bracci, un braccio di sostegno e un’asta di supporto. Ai bracci erano appesi fili a piombo. La croce era collegata all’asta di sostegno tramite un braccio che consentiva di traguardare due fili a piombo opposti senza l’ostacolo dell’asta di supporto. Questo strumento consentiva di delineare sul terreno tracciati rettilinei e angoli retti. La tecnica era la seguente:
- si piantava l’asta di sostegno nel terreno;
- si ruotava il braccio di sostegno fino a portare il centro della croce a piombo con il punto da cui partire;
- si traguardava da un filo a piombo il corrispondente opposto. L’allineamento era regolato su paline infisse nel terreno”.
2.2. Aree centuriate in Piemonte e assi urbani viari

Da ZANDA E. Centuriazione e città, in Archeologia in Piemonte, vol. II, L’età romana, a cura di Liliana Mercando, Torino, 1998, p. 58. dis. G. Scalva
2.3. Tracce di centuriazione nel Chierese
Sulla centuriazione sono fondamentali gli studi iniziati da GUIDO VANETTI, in Dalla A21 alla via Fulvia. Ipotesi di recupero della centuriatio di Carreum Potentia, Chieri, 1985, e approfonditi da ADA GABUCCI in Carreum Potentia. Nascita e declino di una città romana, 2020 https://shs.hal.science/halshs-01113566v1 (testo disponibile cliccando qui).
L’orientamento della griglia è legata ai corsi d’acqua, alle pendenze e alla morfologia del terreno. Ogni città ha le sue maglie centuriali.

SEMERARO M. La centuriatio, per il Corso “Chieri da conoscere”, gennaio 2026. La linea nera rappresenta il confine di separazione fra la collina (non centuriata) e la pianura (centuriata)
2.4. Per saperne di più sulla centuriazione
- VV., Misurare la terra: centuriazioni e coloni nel mondo romano, Modena, 1984.
- CASTAGNOLI F., Architettura, Urbanistica, Centuriazione, in F. Castagnoli, Topografia antica. Un metodo di studio, II, Roma, 1993.
- CATALDI G., Forma quadrata Italiae. La pianificazione territoriale dell’Italia romana, in “Atti e Memorie dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze”, LXV, 2003, Arezzo, 2004, pp. 102-104.
- DE CATERINI R., Gromatici Veteres. Piccola storia della tecnica e dei tecnici dell’antica Roma, Roma, 1966.
- DILKE O. A., Gli agrimensori di Roma antica, Bologna, 1971
- GABUCCI A., Carreum Potentia. Nascita e declino di una città romana, https://shs.hal.science/halshs-01113566v1
- PANTO’ G., Archeologia a Chieri: da Carreum Potentia al Comune bassomedievale, Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte, Torino, 2010
- SCHMIEDT G., La centuriazione romana, Atlante delle Sedi Umane Scomparse in Italia, III, Firenze, 1989.
- SPAGNOLO GARZOLI G., Il popolamento rurale in età romana, in Archeologia in Piemonte. Vol. II, L’età romana, a cura di Liliana Mercando, Torino, 1998, pp. 67-88.
- VANETTI G., Dalla A21 alla via Fulvia. Ipotesi di recupero della centuriatio di Carreum Potentia, Chieri, 1985.
- VANETTI G., Abitare la campagna. Cenni cronologici https://www.carreumpotentia.it/abitare-la- campagna-cenni-cronologici/
- ZANDA E., Centuriazione e città, in Archeologia in Piemonte. Vol. II, L’età romana, a cura di L. Mercando, Torino, 1998, pp. 49-66.
http://www.treccani.it/enciclopedia/municipio_%28Dizionario-di-Storia%29/
3. La via Fulvia
La strada romana congiungeva Derthona (Tortona), Hasta (Asti) e Augusta Taurinorum (Torino), attraversando un territorio abitato allora da tribù liguri. Era questa l’arteria principale e mediana della rete stradale della Liguria Padana sulla destra del Po. Gli antichi autori non ne fanno menzione, ma due preziose fonti ci informano della sua esistenza: la “Tabula Peutingeriana” e i numerosi reperti archeologici rinvenuti lungo il suo presunto percorso. Da segnalare, tuttavia, che nella Tabula non compare il nome di Carreum Potentia.
https://www.archeogat.it/archivio/zindex/Mostra%20Collina/collina%20torinese/pag_html/fulvia.htm

https://www.tabula-peutingeriana.de/tabula.php?segm=2#b5 L’esemplare della Tabula Peutingeriana, conservata a Vienna, è una copia altomedievale di un originale romano del IV secolo d.C.
Dal basso: Genua – Libarnum (presso Serravalle Scrivia) – Dertona – Forum Fulvii (Villa del Foro presso Alessandria) [la località e la relativa via Fulvia traggono origine da Marco Fulvio Flacco, console nel 125 a.C.] – Hasta – la collina torinese – Augusta Taurinorum. Probabilmente la via passava anche per Carrea Potentia, (Chieri), ed entrava a Torino attraverso la Porta Decumana, nel Medioevo detta Porta Castello.
Molto dibattute sono le ipotesi sul percorso finale di questa via. La Via Fulvia, uscita da Asti e superato Dusino (Duodecimum), sarebbe giunta nel territorio di Chieri (Carreum Potentia) e poi a Torino.
3.1. Per saperne di più sulla via Fulvia
Gli studiosi ipotizzano vari percorsi: https://www.romanoimpero.com/2020/03/via-fulvia.html
- CORRADI G., Via Fulvia, in BSBS, 62, 1964
Dusino-Riva-Chieri (oggi SS n.10) oppure Dusino-Poirino-Testona (oggi SS n.29)
- SETTIA A. A, Strade romane e antiche pievi tra Tanaro e Po, in BSBS 68, 1970
Buttigliera-Chieri-Torino attraverso la collina nei pressi dell’Eremo dei Camaldolesi. Più in dettaglio, la strada avrebbe seguito il percorso: strada Roaschia, Tetti e via Pietra del Gallo (latino Peregallum, da Petricale, mura di sassi), Eremo, Val Salice o Val San Martino. Questo itinerario, chiamato nei catasti chieresi del 1253 Strata longa Mongenoni, sarebbe stato soppiantato nel Medioevo dal più agevole e breve transito attraverso il valico di Montosolo (presso Pino Torinese).
- VANETTI G., Dalla A21 alla via Fulvia. 1985
Dusino-Borghetto-Corveglia-Vadum Banne-Banna-Cascina Zucchea-Rivetta-Porcile-Via Alta-Cascina Termine-Ponticelli-Fabaro-Hospitalle harenarum-Testona, via scorrevole e adatta al traffico pesante, stesso tracciato dell’attuale autostrada A 21.
- CRESCI MARRONE G., Lineamenti di romanizzazione nel Chierese, in Archeologia a Chieri, a cura PANTO’ G., 2010
Rimane tuttora incerto se attraversasse il nucleo urbano o se, invece, transitasse lungo le campagne chieresi meridionali, escludendo il centro amministrativo. Ciò non esclude che Chieri romana fosse raggiunta da flussi commerciali assai intensi, come documentato dal record anforario e dalla presenza non sp0oradica di ceramica sud gallica.
- MAIERA’ L., La romanizzazione in Piemonte, Tesi di Laurea, Torino 2014-15 consultabile anche in https://www.carreumpotentia.it/la-rete-stradale-di-carreum-potentia-brevi-cenni/
“Troppo lontana dai grandi centri di romanizzazione piemontese a ovest e a nord, Carreum restò esclusa dalle grandi direttrici di traffico primarie: quella che transitava per via fluviale lungo il percorso del Po e il collegamento Vada Sabatia-Pollentia-Augusta Taurinorum (Vado Ligure-Pollenzo-Torino). Per quanto riguarda la via Fulvia, che univa Dertona (Tortona) ad Hasta (Asti) e a Torino antica, non si esclude che passasse per il centro chierese; tale ipotesi è avvalorata dalla comune appartenenza alla tribù Pollia delle comunità municipali di Hasta, Forum Fulvii (Villa del Foro in provincia di Alessandria), Carreum e Pollentia. Pare ragionevole supporre che la via Fulvia si articolasse in un doppio percorso a partire da Asti, coerentemente con la necessità del centro astigiano di essere collegato sia con Carreum-Augusta Taurinorum, sia con le altre comunità che si servivano della via fluviale del Tanaro.”
- SEMERARO M., Corso “Chieri da conoscere”, gennaio 2026

4. L’approvvigionamento idrico
Da GABUCCI A., Carreum Potentia: nascita e declino di una città romana, in Archeologia a Chieri. Da Carreum Potentia al Comune bassomedievale, a cura PANO’ G., 2010, pp. 37-41; anche in https://shs.hal.science/halshs-01113566v1 (testo disponibile cliccando qui).
“È molto probabile che nelle fasi più antiche della città romana anche a Carreum, come è stato evidenziato per altri centri piemontesi, l’approvvigionamento idrico fosse garantito da una serie di pozzi, come quelli rinvenuti in via Tana, in via Vittorio Emanuele II, nello scavo dell’Ospedale e nell’area dell’ex albergo Tre Re. In un momento successivo, che coincide probabilmente con quello della vera e propria monumentalizzazione del centro urbano, di nuovo in accordo con i dati noti per altre città, viene progettato e realizzato un acquedotto, e viene messa in opera una rete fognaria, di cui sono emerse tracce consistenti a più riprese negli scavi cittadini.
Collegata all’approvvigionamento idrico della città è quasi certamente la grande vasca in conglomerato cementizio di cui abbiamo già accennato, da tempo riconosciuta come punto terminale dell’acquedotto…
La prima – e per lungo tempo ignorata – notizia dell’esistenza di un acquedotto per l’approvvigionamento idrico di Carreum Potentia risale alla Cronaca cinquecentesca del chierese Gabriele Visca, che annota: “Fistulae reperiuntur acquas e montibus ducentes olim ad locum Cherii, sed obturatae incuria temporis longaevi”. I primi ritrovamenti certi, però, risalgono all’inizio del XIX secolo quando, nei pressi della cascina Mangolina, un complesso fabbricato in cui avveniva la manganatura del cotone, venne alla luce, per un tratto di 50 m ca., un canale in pietra e calce; qualche decennio più tardi, intorno al 1880, in Valle Miglioretti a fianco del ponte della Commenda, fu ritrovata, perché caduta nel rio a seguito di una frana, una vaschetta in calcestruzzo interpretata come bacino di captazione dell’acquedotto… già negli anni ’30, grazie a Riccardo Ghivarello, si ebbero i primi studi sull’intero tracciato. Nuove ricerche sono state condotte, su sollecitazione di Secondo Caselle, dagli scout nel 1962 e, infine, una ventina di anni fa [rispetto al 2020 n.d.r.] la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte è intervenuta direttamente con una ricognizione completa dei resti visibili, ma non più in sito.”
“È probabile che il bacino di captazione si trovasse a fianco del grande campo oggi compreso tra via Val di Gola, via Valle Miglioretti e il rio Gola, sulla riva destra del piccolo corso d’acqua, a valle del raccordo tra le diverse sorgenti, e in una zona quasi pianeggiante80. Il tracciato dell’acquedotto, probabilmente tutto interrato, scendeva seguendo il lieve pendio naturale del terreno, rimanendo sempre sulla sponda destra del Gola fino alla sua confluenza con il rio di Valle Ceppi; da qui proseguiva verso Carreum Potentia, sempre sulla destra orografica del corso d’acqua che oggi si chiama Tepice… L’acquedotto entrava poi in città da nord-ovest, passando forse non lontano dal ponte rinvenuto in via dei Molini, e raggiungeva la grande vasca di cui abbiamo detto prima.
Certo è che l’acquedotto chierese, che superava 50 m ca. di dislivello in poco meno di 5 km, con la sua pendenza naturale di 10 m/km, doveva essere dotato di sistemi di controllo della portata, mediante un andamento sinuoso del tracciato e forse anche grazie alla presenza di vaschette di rallentamento e regolazione, oltre che con le correzioni possibili adattando progressivamente lo spessore della malta idraulica”.
Da VANETTI G., in Museo Archeologico di Chieri, p. 37:
“… Riccardo Ghivarello, raccogliendo testimonianze orali e notizie desunte da ricerche personalmente condotte sul terreno, ricostruì nel 1932, e riprese perfezionando i suoi studi nel 1962, il tracciato dell’acquedotto romano che da Tetti Miglioretti tende verso Chieri”.
Per saperne di più:
- GHIVARELLO R., L’acquedotto romano di Chieri, Boll. “SPABA” XVI, 1932, pp. 156-167.
- GHIVARELLO R., Nuovi ritrovamenti dell’acquedotto romano di Chieri, Boll. “SPABA” XVI-XVII, 1962-1963, pp. 137-139.
Il tracciato secondo Ghivarello (sin.) e secondo la recente ricognizione promossa dalla Soprintendenza.
Dalle diapositive di SEMERARO M., per il Corso Chieri da conoscere, gennaio 2026:
Da http://archeocarta.org/chieri-to-acquedotto-romano/:
“Resti dell’acquedotto, unica struttura pubblica nota della città romana di Chieri (Carreum Potentia), furono rinvenuti negli anni ’30 del Novecento grazie alle ricerche dello studioso di storia locale Riccardo Ghivarello, dopo che nel tempo se ne persero quasi completamente le tracce.
Le caratteristiche tecniche e costruttive molto semplici dei pochi resti dell’acquedotto oggi visibili fanno propendere per l’esclusione di tratti in galleria o in elevato. L’acquedotto, molto probabilmente, consisteva in un semplice condotto poggiato al pendio che collegava la collina di Pino Torinese con Chieri per un tratto di cinque chilometri compreso tra i 363 ed i 312 m s.l.m.: l’acqua che veniva convogliata dalle sorgenti collinari della Commenda (località Tetti Miglioretti) scendeva correndo parallela all’attuale SS 10 ed entrava a Chieri all’imbocco della strada di Roaschia con il viale Fasano, dove è stato portato alla luce un tratto dell’acquedotto.
Per la costruzione si è fatto uso di un conglomerato di ciottoli di pietra serpentina spaccati ed impastati con cemento bianco durissimo ottenuto forse con calce pregiata proveniente dalle antiche cave di Superga, mentre il rivestimento interno appare in “opus signinum” realizzato con calce, sabbia e cocciopesto, cui sembra sia sovrapposta una spalmatura rossa e liscia, forse lo strato di mastice che serviva ad evitare le infiltrazioni di acqua. La sezione, di forma rettangolare, misura circa 20 x 35 cm, la “substructio” 35 cm ed i fianchi 30 cm. È ipotizzabile una parziale copertura dall’esistenza di frammenti laterizi lungo il percorso e dal rinvenimento di tambelloni di 44 x 34 x 7 cm recanti un incavo con la tipica impugnatura.L’acquedotto, la cui portata media giornaliera è stata calcolata in 4.000 mq d’acqua, era servito da tre canali ausiliari che erano convogliati, presso Tetto Rio, in una piccolo vasca in calcestruzzo con funzioni di collettore e terminava in città dove, nel corso di recenti scavi presso Palazzo Bruni, è stata ritrovata una vasca di raccolta, collocata all’interno di un grande piazza pubblica porticata, probabilmente termine ultimo delle acque convogliate dall’acquedotto”.
Il frammento di acquedotto conservato presso il Palazzo Comunale di Chieri prima e dopo il restauro






